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Ultimamente mi sento una trottola più che una food blogger.
Nelle ultime tre settimane sono stata due volte in Toscana, una in Campania, e ho già in programma un altro soggiorno in Umbria e uno in Francia. 
Non faccio in tempo a rientrare che già devo ripartire e ovviamente, tra andate e ritorni e ore in treno,  non ho il tempo di fermarmi un attimo e raccontarvi dei miei viaggi.
Oggi però niente treni, niente valigie e niente viaggi.
Oggi si viaggia con la mente e si torna in Toscana, a Sansepolcro, perchè voglio raccontarvi meglio il mondo di Aboca e dell’Osteria Il Giardino di Piero!
Allacciate le cinture!
Io ho dovuto farlo visto che l’autista che si è occupato del nostro trasferimento da Firenze a Sansepolcro aveva una guida un po…..’sportiva’!!! 😉
 Fatta eccezione per il trasferimento ‘avventuroso’, il nostro week end, organizzato da Aboca in collaborazione con l’Associazione Dieta del Cilento è stato impeccabile: a me, Ornella, Alessandro, Nunzia, Donatella e Stefania, (gli altri blogger che hanno partecipato al tour) sono stati riservati due giorni splendidi, tra le erbe officinali di Aboca e i piatti toscani dell’Osteria Il Giardino di Piero.
Nata nel 1978, quest’azienda era già destinata a diventare un nome importante nel settore delle erbe officinali, proprio grazie al suo posizionamento geografico. Aboca nasce infatti in una località, Aboca appunto, immersa nelle colline toscane, dove già nel 1200 ci si dedicava alla produzione di erbe officinali.
Dalla sua nascita ad oggi il punto di forza è stata la sua visione innovativa, totalmente incentrata sulla stretta correlazione che c’è tra salute dell’uomo e salute dell’ambiente. Tutte le attività che vengono svolte cercano infatti di perseguire un unico obiettivo: il raggiungimento della ‘salute di oggi senza mai compromettere quella di domani’.

Natura e salute sono il fulcro dell’azienda, che lavora ogni giorno per salvaguardare entrambe, con una continua ricerca in campo agricolo che consenta di raggiungere importanti traguardi in ambito salutistico. Tutte le erbe utilizzate da Aboca, 67 specie per ottenere 68 linee di prodotto, vengono coltivate con metodi biologici nelle zone limitrofe, mille ettari che si estendono tra Toscana e Umbria, consentendo tempi di lavorazione molto rapidi. I raccolti vengono infatti lavorati nel giro di 12/24 ore, in modo che si mantengano freschi, si evitino possibili marcescenze e si conservino tutte le caratteristiche qualitative delle erbe; proprio per questo appena arrivate negli stabilimenti produttivi, vengono tutte pulite e messe in essiccazione.
Oltre ai metodi di coltivazione biologica, per limitare al minimo l’impatto ambientale Aboca utilizza altri accorgimenti, come un ciclo produttivo completo dal seme al prodotto, alimentato per oltre il 30% da energia  rinnovabile a pannelli fotovoltaici, utilizza carta e vetro (materiali notoriamente riciclabili) per il confezionamento dei prodotti e il biocartene come materiale di imballaggio, oltre che la carta riciclacata per i  materiali informativi.

Durante la nostra visita, Aboca ci ha regalato la possibilità di ‘mettere le mani in pasta’ grazie ad un mini laboratorio didattico durante il quale abbiamo avuto la possibilità di  creare un burro di cacao cento per cento naturale. Trenta minuti affascinanti durante i quali, attraverso le parole della nostra guida, ho realmente scoperto l’immenso mondo universo che si nasconde all’interno delle piante.

(Grazie ad Alessandro Zaccaro per il bellissimo primo piano)

L’attenzione, al naturale è il filo conduttore che dall’azienda arriva fino all’Osteria Il Giardino di Piero, bellissimo ristorante nel cuore di Sansepolcro di sua proprietà.
Oltre al gusto sobrio e raffinato degli ambienti, l’elemento che più mi ha catturata del ristorante è la sua filosofia: ‘tradizione, gusto e salute’. 

Tutte le portate del menu sono preparate rigorosamente con materie prime biologiche che abbiano conservato il loro originale gusto e la loro composizione. L’idea dell’Osteria è infatti quella di offrire piatti della tradizione toscana che conservino l’originale sapore di tutte le materie prime, con preparazioni che siano attente a non stravolgere l’ingrediente ma piuttosto ad esaltarlo e ad arricchirlo in modo che emerga tutto il loro autentico sapore toscano.

Le verdure utilizzate hanno la certificazione biologica, i formaggi provengono da pastori che non usano mangimi OGM. Anche le carni sono super selezionate, la bovina è solo di razza chianina, mentre la suina è di Cinta Senese certificata bio o di Suino Nero allevato nei boschi di Aboca, mentre le altre carni e la selvaggina arrivano da allevamenti locali che non usano mangimi OGM.
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Se il lavoro chiama i food blogger rispondono, e noi, ligi al dovere abbiamo assaggiato tutto, o quasi il menu! 🙂
Mmmm…..da cosa inizio a raccontare? Forse i due chili di Fiorentina che abbiamo assaggiato l’ultima sera potrebbero essere un buon punto di partenza.
Divina è l’aggettivo giusto, dopo il primo boccone siamo rimasti senza parole!
Un’altra cosa che mi ha fatto impazzire sono stati il prosciutto di Cinta Senese e i crostini neri toscani, avrei potuto mangiarne all’infinito: il prosciutto stagionato come piace a me e saporitissimo, i crostini prepararti secondo antica ricetta toscana, che prevede il pane ammollato e non bruscato come si è soliti mangiarlo in molti ristoranti.

Da appassionata di pasta quale sono  non ho potuto non apprezzare i primi piatti. Il menu offre una scelta davvero interessante, sopratutto per quel che riguarda la pasta all’uovo,  rigorosamente fatta in casa. Io ho provato le pappardelle al sugo di carne Chianina e suino nero di bosco, condite alla perfezione e cotte al punto giusto, insomma magnifiche! Non sono stati da meno i ravioli verdi con sfoglia al basilico ripieni di ricotta e i Bringoli bio con verdure di stagione. Il menu dei secondi è altrettanto interessante e propone un’ampia selezione di carni sia cotte alla brace, come bistecca alla fiorentina, tagliata o costolette d’agnello, sia in altre cotture, ad esempio al tegame, come per lo spezzatino con cannella e verdure che abbiamo assaggiato.
Nota a parte per i dolci, ovviamente preparati in casa. Il mio preferito? La Mattonata della zia Attilia. Il nome già la dice lunga sulla sua ‘leggerezza’. Ma un dolce sii sa, per essere buono non deve essere leggero, e questo è davvero fantastico. Ricorda un tiramisù, ma la preparazione viene fatta con dei biscotti di riso che gli danno un sapore più delicato. Se andate all’Osteria vi consiglio di provarlo!

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In un’offerta cosi ricca e curata non manca di certo una carta di vini altrettanto ricercata. Tutte le etichette proposte sono state scelte tra cantine che condividono un’attenta ricerca della qualità che sposi una propensione alla sostenibilità ambientale, al fine di salvaguardare la nostra salute. Tutti i vini in carta provengono da vigneti coltivati con metodo biologico o biodinamico e sono stati selezionati quelli senza solfiti aggiunti o con bassi livelli di solfiti e, in molti casi, inferiori rispetto a quanto previsto dal disciplinare del Biologico.

Che dire, quest’immersione nel mondo Aboca è stata una piacevolissima scoperta. Il mondo delle erbe officinali mi ha sempre particolarmente affascinato, ma dopo averlo vissuto cosi da vicino cercherò di addentrarmici sempre di più perchè, come sostengono in  Aboca, ‘in natura c’è tutto’.

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